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26 JULY

Linda Loppa intervista: Angelo Figus

GenovanversaviceversA – MoMu Anversa 2003 – Angelo Figus Curator


GenovanversaviceversA – MoMu Anversa 2003 – Angelo Figus Curator


Designer Angelo Figus – Accademia di Anversa – 2000

1. Caro Angelo, tu sei sardo, hai studiato ad Anversa e sei tornato nel paese. Come hai vissuto questo cambiamento di cultura?

A marzo ho festeggiato 10 anni di lavoro, ho riguardato tutto quello che ho fatto e vissuto, presi i punti singolarmente mi sono venuti in mente le difficolta incontrate e le scelte estreme fatte negli anni sia dal punto di vista del lavoro che personali; nel complesso c’e’ un filo logico o intuitivo che unifica il mio percorso. I cambiamenti e i confronti culturali servono a innescare la miccia della creatività e alimentarla costantemente, sono sempre molto attento a tutto quello che mi succede attorno alle cose straordinarie e a quelle piu banali. Ho pensato a una pubblicazione una mostra un evento invece poi ho deciso di festeggiare i miei primi 10 anni di cambiamenti … tornando a casa in sardegna. Entro fine anno inaugurero’ la mia nuova azienda e continuero’ a occuparmi delle mie consulenze e dei nuovi lavori spostandomi da Ales e non piu da Anversa. Dopo 15 anni di studi lavoro ed esperienze professionali inauguro un nuovo … cambiamento.

2. Sei sia artista, fashion designer e fashion curator, curator e costume designer per l’opera e anche docente. Per quest’ultima parole non esiste una traduzione appropriata nella lingua italiana. Vuol dire che questo mestiere e sconosciuto in Italia?

L’ Italia e’ un paese straordinariamente ricco di risorse ma ha spesso il freno a mano tirato e non riesce a svincolarsi da termini e codici superati. Si dichiara dedito alla ricerca ma si tira facilmente indietro di fronte allo sconosciuto, invece di inventare e descrivere il nuovo cerca di incanalare il nuovo in vecchie definizioni, forse ti stupira’ ancor di più sapere che un artista in Italia e’ definito libero professionista, uno stilista e’ definito artigiano e un designer e’ definito progettista. Cosi’ l’Italia inquadra a livello amministrativo le nostre professioni, eppure non mancano nei secoli esempi importanti che tuttavia non vengono definiti in maniera corretta il problema non e’ che siano professioni non riconosciute o sconosciute e’ un problema di vecchi codici che stanno alla contemporaneita’ come la ruggine sta all’ aereodinamica.

3. Noi abbiamo realizzato tanti progetti insieme, da GenovanversaviceversA a Frette e magari un progetto ad ottobre. Abbiamo un progetto per una biennale moda & arte nel quale crediamo molto. Il mondo ha bisogno di questo confronto del sogno della moda e la moda come prodotto di consumo?

Il mondo ha bisogno di grandi visioni capaci di scatenare discussione, e confronto, generare pensieri, indirizzare verso nuovi usi. Essenzialmente ha bisogno di un movimento perpetuo in avanti il sogno e’ la visione l’immagine daltra parte la possibilita’ di raggiungere una meta senza essere esclusi a priori, l’utente vuole poter raggiungere la moda aggiungendo il proprio punto di vista, lo stilista e’ il cliente stesso che catturato da una visione la prende la smonta e la rimonta come meglio crede.

4. Tu sei un viaggiatore e prendi l’aereo come altri prenderebbero il treno. Questo modo di confrontarsi con altre città, altre sensibilità, è un dono particolare, perchè hai la grande capacità di imporre la tua visione, il tuo mondo a tutti quelli che ti conoscono. Da dove viene questa passione, questo rigore e questa fantasia immaginaria senza limite?

Non avere radici fisse e’ stato un ottimo esercizio per mettersi in discussione ed essere permeabile a tutti gli stimoli e alle immagini che di volta in volta ti si presentano davanti anche quando meno te lo aspetti; penso di vivere in una dimensione di “ongoing restyling” dove volti, vestiti, case, strade, macchine, luoghi li immagino immediatamente diversi o li prendo come spunto per altro. E’ quasi un esercizio che faccio in automatico e mi permette di avere immediatamente un opinione in immagini di tutto quello che ho attorno. Penso che tutto ciò abbia origine dalla busta di ritagli di mia madre e dai pochi giornali che ho visto nella mia infanzia, tuttavia molto creativa, la ristrettezza di mezzi ti costringe con molta determinazione a creare con quello che hai cose migliori di quelle che vedi.

5. Ci conosciamo da tanti anni, ma ho l’impressione che il tuo talento meriti una piattaforma mondiale tipo biennale di venezia? La piattaforma per la moda però e inesistente. Le foto che ho scelto sono state realizzate ad Anversa, mi sembrava però che nessuna altra città si presterebbe a una mostra tale. La base della mostra erano tessile,arazzi, pitture di Genova. Marzia Cataldi Gallo ci ha dato la fiducia per sperimentare, creare, spazi e luoghi di magia con questi oggetti. Dal punto di vista museale una innovazione incredibile. Dove vorresti ripetere un esperienza tale?

Credo che le citta’ d’arte in Italia dormano o facciano finta di essere sveglie, in teoria tutte sarebbe adatte a sperimenti come GenovanversaeviceversA in effetti abbiamo raccontato molto dell’Italia ma lo abbiamo fatto all’estero, che e’ sempre piu facile. Se dovessi scegliere oggi direi che ripeterei l’esperienza a Firenze, piu snella nell’amministrazione delle altre grandi città e forse piu piccola e gestibile. Inoltre e’ molto ricca e varia nelle strutture e tipologie interne degli spazi offre davvero tanti spunti e possibilita’ di rilettura contemporanea giustapposizione confronto.

6. L’ ultima mostra area di tendenze a Pitti Filati è stato un capolavoro! Complimenti per il concetto e la realizzazione della collezione di 120 capi su formato mini (mignon). Questo piccolo mondo riflette la collezione Angelo Figus?

Sì la riflette a pieno e non a caso visto che ho curato personalmente i volumi e gli abbinamenti dei 120 top di ogni outfit oltre che gli imput per i bellissimi bottom realizzati in collaborazione con voi.Tengo davvero tanto a quest’ultimo lavoro e credo che rappresenti in pieno il mio punto di vista sulla moda oggi non solo sui trend e i colori ma anche sulla direzione dei capi finiti e pronti da indossare.

7. Come vedi il futuro della moda e del sistema moda?

Il futuro della moda è libero da schemi troppo impostati e immagini rigide. Molta flessibilita di uso, costi ridotti, possibilità di mischiare tutto e tutti dalle cose piu esclusive a quelle dei mercatini rionali. Le collezioni verranno promosse da designer-artisti che attraverso nuovi linguaggi di comunicazione e autopromozione indicheranno la strada per futuri trend o punti di vista capaci di ispirare i consumatori che attraverso uno zapping di collezioni interpreteranno liberamente i nuovi statements. Il sistema moda cambiera’ completamente le boutique diventeranno vetrine, si vendera’ online e il concetto di distribuzione attuale non esisterà più le sfilate saranno performance alle quali assisteranno pochi giornalisti e tanti clienti finali penso che la distribuzione sara’ quella che piu di tutti si dovra’ reinventare.

8. Sei ottimista di natura?

Non potrei essere in Sardegna oggi se non fossi molto ottimista, non riesco a deprimermi nemmeno di fronte alla politica, alla mancanza di sensibilità o all’ignoranza credo solo che bisogna impegnarsi di più.

9. Firenze, cosa significa per te? Come potresti interpretare i sentimenti quando sei a Firenze?

Da circa otto anni mi reco a Firenze con costanza settimanale è quasi una seconda casa, mi sorprende come questa città si mantenga in equilibrio tra provincialismo e voglia di futuro, la vedo come un contenitore ricchissimo di energia non detonata un pozzo inesauribile di arte cultura cibo turisti luoghi. Avrebbe solo bisogno di essere agitata un po’ prima dell’uso.

Grazie, a presto
un abbraccio anche a te e a Dirk

Posted by francesco stralanchi
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2 Responses to “26 JULY”
  1. johannes says:

    la mostra genovaanversaviceversa era bellissima, complimenti, spero che potremo organizzare mostre di simil importanza anche alla nostra sede nuova”villa favard”

  2. quello che stavo cercando, grazie

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